LE STREGHE NELLA STORIA, NEL MONDO
E NELLA LETTERATURA


§ Indice Capitoli:
# Teodosio e L'Impero #
# La Stregoneria dal passato #
# La Caccia delle Streghe #
# La Necromante di Endor #
# Le Streghe del Macbeth #
# Il Vudù #
# Il mito della creazione secondo la Wicca #
# La nascita della prima Strega #



# TEODOSIO E LA CADUTA DEL SUO IMPERO #


Mentre l'imperatore Teodosio si sottomette alla Chiesa e il Cattolicesimo trionfa, il Paganesimo tenta per l'ultima volta di muovere alla riscossa. Primi ad iniziarla sono i pagani dell' Egitto. Un tempio di Bacco, con i nuovi provvedimenti emanati da Teodosio, è stato trasformato in una chiesa cristiana. È la prima scintilla di un incendio: i seguaci, ancora numerosi, dei vecchi dèi insorgono e si asserragliano dentro il tempio di Serapide. Al moto di rivolta succede la rappresaglia imperiale; i templi pagani dell'Egitto vengono rasi al suolo e sulle rovine di quello di Serapide viene eretta una chiesa. Né questo è tutto: l'elemento cristiano scende in campo a render più grave la rappresaglia del principe e dà origine a tumulti violentissimi. I pagani reagiscono, le vie di Alessandria si trasformano in un campo di battaglia e il sangue scorre.

Il paganesimo ha però contro di sé l'imperatore è perciò la lotta è impari. Ma un avvenimento improvviso gli procura un alleato validissimo. Il 15 maggio del 392 l'imperatore Valentiniano II viene trovato impiccato ad un albero del suo giardino di Vienna.. Si crede a un suicidio e non si tratta invece che di un delitto.

Autore è il generale Arbogaste, uomo autoritario e violento, che, avuto il governo della Gallia, ha saputo respingere una invasione di Franchi e, cresciuto la sua ambizione. Forte del prestigio che gode tra i soldati, venuto in aspro dissidio con l'imperatore, ha dapprima strappato l'ordine col quale Valentiniano gli dava congedo, poi ha fatto sopprimere l'infelice principe. Compiuto il misfatto, Arbogaste non prende la porpora ma offre l'impero ad un suo seguace, Eugenio, che viene riconosciuto nella Spagna, nella Gallia, nella Britannia e, poiché è cristiano, non trova opposizioni in Italia. Ma il vero imperatore è Arbogaste, pagano, il quale, sia per rialzare le sorti della religione che professa, sia per trovare tra i pagani un appoggio nella lotta che inevitabilmente scatenerà a Teodosio, tenta di guadagnarsi l'animo dei suoi correligionari. Dietro suo consiglio Eugenio concede ai pagani libertà di culto, ridà ai templi le rendite confiscate e fa ricollocare nella Curia l'altare e la statua della Vittoria. In Roma si sospendono per tre mesi tutti i pubblici affari per purificare la città, tornano ad essere celebrate con solennità le feste pagane e si cerca con la persuasione e con le minacce di far tornare i Cristiani al Paganesimo.

È così minaccioso l'atteggiamento dei pagani d'Italia e di Arbogaste che il battagliero Ambrogio, appena sa che Eugenio si prepara a passare le Alpi, abbandona Milano e si reca a Firenze. Ma il Paganesimo ed Arbogaste hanno un nemico che non può rassegnarsi a vedere il rifiorire della religione degli antichi dèi e non può tollerare la prepotenza del generale franco. Questo nemico è Teodosio, il quale dopo lunghi preparativi, raccolto un fortissimo esercito in cui sono numerosi Goti, Alani, Unni, Iberi e Saraceni, si affianca due famosi generali di stirpe barbara., Stilicone a Alarico, e nella primavera del 394, innalzato alla dignità di Augusto il figlio minore Onorio, si mette in marcia verso l'Italia.

La linea delle Alpi è debolmente difesa da Flaviano, e viene facilmente passata dalle milizie di Teodosio. Queste si scontrano con l'esercito di Eugenio, comandato da Arbogaste, il 5 settembre del 394 nella valle del Frigidus (Vippacco). La giornata, iniziata con uno scontro sanguinosissimo, e termina con il vantaggio di Eugenio; numerosi Goti giacciono sul campo, ma l'esercito di Teodosio è ancora in grado di affrontare il nemico. Durante la notte il passaggio di alcuni corpi di milizie, corrotti dal denaro, dal campo di Arbogaste a quello di Teodosio annulla i successi del primo. La battaglia è ripresa il giorno dopo; un vento gelido e furioso (bora) tormenta le schiere di Eugenio che sono costrette a volgere il viso verso la bufera e che, indebolite dalla diserzione della notte, vengono sbaragliate. Eugenio viene catturato e messo a morte; Arbogaste riesce a prender la fuga, ma due giorni dopo, disperando di fuggire alla spietata caccia che gli danno i nemici, si uccide. Sul Vippacco il Paganesimo riceve il colpo di grazia. Esso sarà ancora professato, ma la sua importanza è finita per sempre e la sua magra vita non avrà più alcun influsso sulla società.

Il Paganesimo muore, ma non muore solo: Teodosio era affetto già di idropisia, ma a Vippacco, nell'accalorarsi per gli eventi che si svolgevano davanti ai suoi occhi, il vento gelido della bora lo avvolse nelle sue spire e quando lo abbandonò gli lasciò addosso una broncopolmonite. Per curarsi meglio fu portato a Milano, ma qui il 17 gennaio del 395 Teodosio muore e con lui scompare l'ultimo degli imperatori cui sia stato concesso di vedere ancora, prima di chiudere gli occhi, intatti i confini del grande impero dopo l'unità che era riuscita nuovamente a creare. Ma con lui la storia dell'impero si chiude. L'unità finisce. Inizia il periodo tragico dell'agonia, durata ottant'anni e a tratti illuminata da bagliori eroici, alla quale seguirà la catastrofe.

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# LA STREGONERIA #

Il termine "Stregoneria" e' spesso legato a falsi miti e leggende, molte persone al giorno d'oggi hanno un idea piuttosto confusa riguardo il vero significato di questa parola. Le trasmissioni televisive pullulano di "maghi" che pretendono di risolvere i problemi della gente per telefono, i giornali scrivono interi dossier stracolmi di fesserie facendo una gran confusione tra Magia e Stregoneria che sono due cose ben diverse! La differenza sostanziale fra le due non e' per nulla trascurabile, infatti la Magia si basa soprattutto su rituali che necessitano un certo tipo di preparazione (almeno per quanto riguarda gli "attrezzi" del mago) mentre la Stregoneria e' improntata quasi interamente sulla forza volitiva e sul potere della Strega, quest'ultima infatti e' parte integrante della Natura, e' pura energia che si fonde con la Grande Energia Universale che da vita ad ogni cosa, viva o inerte che sia. La Strega pur avendo le sue Divinita' considera anch'essa stessa una divinita' poiché’ gli Dei hanno illuminato la sua mente con la fiamma della Conoscenza. L'universo non e' una mescolanza accidentale di fattori e di influenze bensì' un sistema ordinato di analogie, la sua comprensione consente di farne uso ai propri fini.
La Strega crede fermamente nell'esistenza della materia, ma la considerano solamente "il più denso" di tanti e diversi tipi di esistenza, di solito definiti "mondi" o "piani". Il cosiddetto Piano Astrale ha le stesse coordinate spaziali di quello fisico pur rimanendone separato.

I principi teorici della Stregoneria sono i seguenti:

- L'universo come normalmente viene considerato e' solo una parte.

- La forza di volontà dell'uomo è una forza reale, in grado di essere esercitata ed educata per far si che possa modificare il suo ambiente e produrre effetti paranormali.

- Questa forza di volontà deve essere guidata dall'immaginazione.

Operando sui piani astrali si può esercitare il controllo sulla materia densa e produrre cambiamenti di coscienza in se stessi e negli altri. La capacita' dell'occultista sta quindi nel proiettare la propria forza di volontà attraverso una fervida immaginazione verso l'obiettivo scelto in modo che la "forza pensiero" prenda forma e vada ad operare direttamente sul piano astrale, in questo modo sarà inevitabile che il tutto vada successivamente a ripercuotersi sul piano fisico.

Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.
( XXVI-Inferno Divina Commedia)

La storia della Stregoneria affonda nella leggenda, la tradizione stregonesca italiana ci propone la seguente storia della creazione : In principio la Grande Tenebra , Diana , si divise in due forze uguali e opposte , giorno e notte . La notte era governata dalla stessa Diana , la luna , il giorno dal suo alter ego e fratello , Lucifero , il sole . Diana sedusse Lucifero prendendo la forma di un gatto. Il risultato di questa unione fu a figlia Aradia .In questa leggenda di Diana, con le sue sfumature gnostiche, vi sono riflessi della tradizione cabalistica di Naama, la seduttrice dell'Angelo Azaele. Naama corrisponde alla Lilith babilonese e Azaele corrisponde al Dio Sole nel suo aspetto d'oltretomba. Azaele e i suoi " seguaci", secondo la tradizione, scesero sulla terra al fine di istruire e civilizzare gli uomini primitivi allora esistenti ed e' da Loro che si dice derivino tutte le conoscenze e il potere della Magia. Tuttavia i discendenti dei " Figli del Cielo " non si comportarono degnamente cosi' i Guardiani ricorsero al loro potere per abbattere le terre dove questi abitavano schiacciando tutta la popolazione in un giorno e una notte con uno sconvolgimento vulcanico e un successivo diluvio ( v. Atlantide ). Si dice che la Sapienza si stata portata via dalle terre perdute prima del cataclisma a opera di alcuni sopravvissuti , che conoscevano le intenzioni dei Guardiani Nel Medioevo il cristianesimo prese il sopravvento sui culti pagani e la chiesa impose le proprie idee con ogni mezzo : tramuto' le antiche divinità in mostri terribili e feroci togliendo, con il tempo la libertà alla gente di poter credere in ciò che voleva, questo non tanto per la religione in se stessa quanto per non correre il rischio di perdere il suo potere , un potere ottenuto con la violenza e la volontà di mantenere il popolo nell'ignoranza più completa, soffocando con la forza la fiamma della Conoscenza. Il cristianesimo prese di mira tutte le persone sospettate di essersi associate con Demoni, Elfi o creature simili e nel quindicesimo secolo circa la chiesa diede luogo a innumerevoli processi per eresia e all'INQUISIZIONE stessa. In questo periodo troviamo moltissime documentazioni riguardo i massacri messi in atto dalla chiesa ai danni di uomini e donne che dopo aver subito torture di ogni genere confessavano cose che molto probabilmente non avevano nemmeno fatto, trovando nella morte l'unica via d'uscita all'insopportabile dolore. La chiesa si serviva del Malleus Maleficarum, ( o Martello delle Streghe ), per identificare le proprie vittime, che era una sorta di " manuale " usato indifferentemente da cacciatori di streghe cattolici e protestanti.


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# CACCIA ALLE STREGHE #

Se l'Italia ha un "luogo privilegiato" nella storia della stregoneria, questo e senz'altro Benevento, meta usuale del "volo magico" e del sabba delle streghe. La tradizione "magica" della città e antica; in epoca precristiana era infatti sede di un culto alla dea Iside; ma è soprattutto nei secoli alto- medievali die si pongono le basi per decifrare il "mito" beneventano.

La Vita del vescovo Barbato narra che nel VII secolo i longobardi prati- cavano un culto dendrolatrico. dedi- cato cioè a specie arboree. L'albero sacro, tuttavia, non era un noce, co me spesso si e detto: soltanto nel Sei cento, in piena epoca di "caccia alle streghe", gli scritti del medico bene ventano Pietro Piperno, che forse at tingeva alla tradizione locale, daran no notorietà alle vicende longobarde, ratificando così l'indebita sovrapposi zione fra il culto arboreo del VII se colo e il Noce delle streghe.
Le notizie intorno a Benevento co me luogo di diabolici incontri nottur ni risalgono al secondo decennio del Quattrocento; ne accenna il predica tore Bernardino da Siena durante il Corso senese del 1427, pur senza parlare esplicitamente di streghe.

Più interessante la testimonianza offerta dagli atti del processo contro una certa Malteuccia da Tedi, accusa ta di essere «pubblica incantatrice, fattucchiera, maliarda e strega». Oltre a confessare l'assassinio di numerosi bambini. Matteuccia afferma che con altre streghe si recava presso il Noce di Benevento servendosi di una formula magica che rimarrà famosa:

"Unguento, unguento / mandame a la noce de Benivento, supra aqua et supra ad vento / et supra ad omne maltempo".

In Italia furono celebrati alcuni fra i primi processi per stregoneria; tutta via, e nonostante l'alto numero di procedimenti giuridici svoltisi fra i se- coli XV e XVII, le condanne al rogo risultano relativamente poche: merito di tribunali piuttosto cauti e ligi alle regole, che difficilmente arrivarono a comminare condanne a morte. Fanno eccezione le vallate alpine, una delle zone europee in cui le persecuzioni - concentrate soprattutto nel Seicento - furono più feroci.
- L'Archivio di Po schiavo - nei Grigioni, attualmente un cantone italiofono della Svizzera - ha conservato ampia documentazio ne dell'azione inquisitoriale svolta nell'area limitrofa, che comprende una regione oggi divisa dal confine nazionale, ma in passato unita dalla lingua e dalle tradizioni comuni, nonché dal fatto che la Santa Inquisi zione era stata inviata dalla diocesi comasca, cui apparteneva.

La fonte più ricca sulla caccia alle streghe in Valle Camonica sono i Diari del veneziano Marin Senudo, che riporta vicende accadute tra il 1496 ed il 1536. Alla fine del XV secolo si parla dell’esistenza di una setta diabolica ad Edolo, dove nel 1510 fu innalzato uno dei primi roghi di streghe, accusate di aver arrecato siccità con i loro incantamenti. In Valle, nel solo mese di luglio del 1518, furono arsi vivi sessanta donne e venti uomini, i beni incamerati nei benefici ecclesiastici. Ancora nel 1690, una donna, accusata di stregoneria, muore in prigione a Breno. Di questo mondo rimase traccia nelle antiche leggende.

Tra Cevo e Saviore, al Bàit dei Sànch (Fienile dei Santi), di notte si sente la Dòna del zöck, la Signora del gioco, residuo di antiche divinità pagane, forse una volgarizzazione di Erodiade o Diana; tale entità è citata nel Canon Episcopi, apportatrice di danni e paure. Secondo la leggenda saviorese, in questo fienile ridde di demoni d’ogni sorta intessevano danze sabbatiche: talvolta i giovani del paese venivano invitati a festeggiare da avvenenti creature, che rivelavano poi la loro natura, mostrando ripugnanti piedi di capra. Chi osasse avvicinarsi vedrebbe “un lume in basso quando si trova in alto, in alto quando si trova in basso”. Quando la Dòna del zöck giungeva nei pressi di baite isolate, faceva impazzire gli animali, graffiava porte e finestre, lasciava i prati ricoperti d’escrementi; si potevano vedere i segni della stregoneria sugli animali (come i crini intrecciati dei cavalli) che di lì a poco sarebbero morti. Sopra Cargiöla, a Saviore, c’è un fienile che riporta diverse date del 1700, iniziali e numerosissime croci, intagliate nel portone di legno, con l’intento apotropaico di far divergere il male da quel luogo.

A Cevo si parla delle Strìe de l’Andròla, che avrebbero dimorato nelle antiche miniere di rame lì presenti, il cui accesso era custodito da un serpente che sulla coda recava un anello d’oro; celebravano il sabba infernale durante i temporali. E’ probabile che anche le streghe valsavioresi, viaggiando a bordo di capre, gatti e quant’altro, si unissero ai “barilotti” che avevano luogo al Tonale, deputato al ritrovo dei demoni di Valle Camonica, Valtellina e Val Seriana, anticamente dedicato al culto della divinità pagana Tonante Pennino. Sopra una roccia chiamata Preda del Gal furono apposte dodici croci ed una figura circolare: in tutta la Valle Camonica si riscontrano croci di cristianizzazione, realizzate con l’intento di risacralizzare luoghi precedentemente dedicati al culto di divinità preesistenti.

Con l’epiteto Caterina de Bèrs si indicava una persona che aveva le visioni per la fame, perché questa donna sosteneva di essersi cibata, per dodici anni, della sola ostia consacra. Venerata come santa dai compaesani, Caterina, della famiglia Rossi di Poschiavo, ogni giorno vede demoni che la distolgono dalle sue orazioni; comunica direttamente con Gesù Bambino, la Madonna e San Francesco; dopo la comunione entra in estasi. Il Vescovo di Brescia esamina il caso ma non gli attribuisce rilevanza; il parroco allora le vieta la comunione. Fu condannata a 10 anni di prigione nel 1642, per affettata santità,: le accuse riguardano atti di insofferenza verso le autorità e violazioni alle regole della Chiesa. Un testimone la accusò di appartenere ad una società di streghe ed il tribunale inquisitorio notò che aveva segnati sulle spalle i caratteri J,V,K,M, spariti però il giorno dopo. Anche il frate cappuccino Fulgenzio da Cevo aveva le visioni come Caterina, tanto che ogni mattina era destato dalla Vergine degli Angeli, la quale ebbe il merito di salvarlo da una caduta dall’alto di una chiesa. Nonostante le corrispondenze soprannaturali, non seguì lo stesso destino di Caterina.

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# LA NECROMANTE DI ENDOR #

I trattati di demonologia ricorrono al le Sacre Scritture - in cui si condan nano a più riprese la divinazione e il maleficio - per giustificare in modo incontrovertibile la necessità di per seguire la stregoneria. La dura pole- mica veterotestamentaria contro la magia derivava dalla condizione del popolo d'Israele, circondato dalle nationes pagane, ma anche minac ciato dal proprio stesso passato ido latrico.
La polemica era diretta contro ogni forma di "magia operativa" (ke- shef). come quella esercitata dalla ne cromante di Endor - nel primo libro dei Rè - cui si rivolge il rè Saul affin chè rievochi lo spirito di Samuele e, interrogandolo, riveli le sorti della battaglia contro i filistei.

Il brano fu ampiamente commentato e ripreso dai Padri della Chiesa e poi dai teo logi medievali: nella traduzione latina di san Gerolamo (la Vulgata) la ne cromante era detta miilier habdìs pythonem, con un richiamo preciso alla Pizia, cioè alla sacerdotessa-ora colo del tempio di Apollo a Delfi: e "pitonisse" erano spesso chiamate. nella tradizione italica, le "malefiche". Poiché l'interpretazione più corrente dell'episodio voleva che lo spirito di Samuele fosse in realtà un'incarna zione demoniaca, è ovvio che quello della necromante di Endor si prefigu rava già come un caso di commercio col diavolo.

La condanna biblica per coloro che si alleavano col demonio era la morte: «Non lasciar vivere i malefici», recitava un passo dell'Esodo, e il levitico aggiungeva: «L'uomo o la donna che ha lo spirito pitonico o di divinazione sian messi a morte, sian lapidati».

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# LE STREGHE DEL MACBETH #

«Scaglia di drago, dente di lupo, / mummia di strega, ventricolo e imbuto , / dello squalo che i mari devasta, / barba di cicuta nel buio divelta. / fegato d'empio circonciso, / fiele di capra, rametto reciso / di tasso all'eclissi di luna; / naso di Turco e labbra di Tartaro, / dito di strangolato pargolo / partorito in un fosso da una bagascia, fate la poltiglia densa e grassa: aggiungi di tigre una ven traia , fra gli ingredienti della caldaia».
Nel calderone delle tre streghe che predicono il futuro a Macbeth viene utilizzato ogni genere di elemento attinto dal mondo naturale. Ma anche da cupi sacrifìci umani, come vogliono tanto la tradizione stregonica antica, quanto quella moder na. Nelle pagine del Macbetb Shake speare si ispirava evidentemente alla tradizione classica e a figure di striges quali Canidia, Sagana, Erichto, Medea.
Alla rielaborazione di tali cognizioni letterarie, egli aggiungeva probabilmente elementi tratti dal folklore inglese: non v'è infatti cenno alcuno alla metamorfosi o al "volo magico": e in Inghilterra le streghe, lo ricordiamo, erano eminentemente delle "ma lefiche". Su di esse giganteggia la figura di Ecate («Come osaste voi trattare e contrattare con Macbeth di enigmi e di affari di morte: mentre io, la signora dei vostri incantesimi. la segreta orditrice di tutti i mali. non fui mai chiamata a far la mia parte, o a mostrar la gloria dell'arte nostra?»): è interessante notare come Shakespeare colleghi le sue streghe a una natura pagana, e non invece a Satana; un dato in cui e torse possibile leggere la sua estraneità rispetto alla demonologia ufficiale.


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# RITI VUDU' #

In America latina la stregoneria non ha un'unica faccia, dati il carattere multiculturale della compagine sociale in cui convivono sistemi di credente diversi, che potremmo suddivide- re in tre gruppi principali: europeo, africano e indigeno.
L'influenza europea nella cultura dell'America latina e molto forte, ma non ha mai prodotto fenomeni di vera e propria "caccia alle streghe". bensì solo episodi isolati. Quanto al peso rivestito dalla cultura degli africani condotti nel nuovo continente come schiavi, esso si manifesta ampiamente nel vudù haitiano e nel candomblé brasiliano; in entrambi tali àmbiti si può parlare di stregoneria solo nell'accezione più ampia, nel senso die sono presenti rituali volti a lanciare o a togliere il maleficio; non mancano poi commistioni, in tali prtiche, tra religioni africane e cristianesimo: un dato caratterizzante nella cultura religiosa latino-americana.

Ancora diverso è invece il caso degli indigeni, sicuramente i più penalizzati dalla situazione socio-culturale, politica ed economica del continente. In alcune comunità di indios della Bolivia la perdita di identità culturale subita negli ultimi anni ha indotto il riaffiorare di antiche credenze intorno a figure leggendarie dalle sembianze umane, dette kbarisiri, che al crepuscolo o durante la notte, dopo aver gettato le vittime in un sonno profondo, succhiano loro il grasso e ne esauriscono le forze vitali. Il riemergere di tali idee, in concomitanza con decessi apparentemente misteriosi, ha scatenato spieiate cacce all'uomo ed esecuzioni sommarie dei presunti colpevoli.

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# IL MITO DELLA CREAZIONE SECONDO LA WICCA #

Molto molto tempo fa il mondo era avvolto da un grande vuoto, e lo Spirito da questo nulla creò la Signora, dall’ amore infinito.
La Signora danzò nei cieli, e dal suo ritmo presero vita scintille che diedero origine alle stelle e ai pianeti, che iniziarono il loro movimento seguendo la danza della Dea. Creò poi i mari e le montagne, e con parole d’amore diede vita ai fiori e alle piante terrestri. La sua voce diede ai ruscelli e ai laghi la loro musica e le sue lacrime di gioia divennero la nostra pioggia. Rallentò poi nella sua danza, e lo Spirito le donò uno sposo: il Dio.
La Dea amava cosi tanto la Terra che il Signore ebbe una natura metà umana e metà animale, e con esso la Signora popolò il nostro pianeta con pesci, uccelli, animali e esseri umani. Poi si dedicarono agli angeli e agli spiriti.
Tali energie si muovono costantemente intorno a noi, anche se nella maggior parte delle volte non ce ne accorgiamo.

Sappiamo che il Dio è dotato di corna e che la sua forma è metà umana e metà animale in quanto egli esprime l’equilibrio e la gioia dello Spirito per entrambe le creazioni.
Quando gli esseri umani iniziarono a proliferare il Dio e la Dea si accorsero che c’era bisogno di guaritori e cosi trassero energia dal genere animale, vegetale e spirituale e crearono le streghe

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#ARADIA #

(tratto dal vangelo delle streghe)


Correva l'anno 1899 quando l'editore inglese David Mutt pubblicò Aradia - Gospel of the Witches, dell'americano Charles Godfrey Leland (1824-1903). Leland era uno studioso di folclore e esoterismo, trascorse numerosi anni in Francia e Italia ed ebbe modo di approfondire i vari folclori popolari. Nella sua biografia postuma, scritta dalla nipote Elizabeth Robins Pennel (New York, 1906), si trova scritto che egli fu iniziato nel 1888 ad una Tradizione stregonica detta "della Toscana e Romagna" dalla stessa strega che avrebbe consegnato a Leland il manoscritto dal quale poi si sarebbe ricavato il testo in questione. Leland morì a Firenze il 20 Marzo del 1903 a 79 anni, pochi anni dopo in Italia le edizioni Bocca pubblicarono con una certa fortuna "La forza della volontà. Metodo per sviluppare e rinvigorire la volontà, la memoria e ogni altra facoltà mentale col sistema dell'autosuggestione". Rimangono ancora inedite in Italia "Memories" e "Etruscan magic and occult remedies" e "Mystic Will". Il suo lavoro rimane comunque famoso per aver riportato alla luce l'interesse per la Stregoneria di origine etrusca.

Il testo illustra la Stregoneria come il Culto di Diana che diviene la personificazione degli aspetti positivi che in negativo aveva rappresentato l'Ecate greca. Essa unitasi con il suo doppio Lucifero genera Aradia la cui missione è liberare gli oppressi e i poveri. La storia di Aradia è alquanto discussa, sembra infatti che alcune incongruenze, fra cui il nome Aradia stesso, facciano pensare che l'insieme sia stato ispirato dal lavoro del famoso storico francese Michelette che sicuramente Leland conobbe. In ogni caso desta un giustificato interesse ancora oggi.

Diana amava ardentemente suo fratello Lucifero, il dio della Luna e del Sole, il dio della Luce, che tanto andava orgoglioso della propria bellezza e che a cagione di tale orgoglio fu scacciato dal paradiso. Diana generò a suo fratello una figlia che fu chiamata Aradia (Erodiade). In quel tempo, v’erano sulla Terra molti uomini ricchi e molti uomini poveri. E i ricchi resero schiavi i poveri. In quel tempo v’erano molti schiavi, i quali venivano crudelmente trattati: in ogni palazzo regnava la tortura, in ogni castello languivano prigionieri. Alcuni schiavi fuggirono e si diedero alla macchia: quindi divennero ladri e malfattori. A notte, invece di dormire, essi complottavano evasioni e derubavano i loro padroni e li uccidevano. Così presero dimora tra i monti e foreste come banditi e assassini, al fine di sfuggire alla schiavitù.Un giorno diana disse a sua figlia Aradia:

E’ vero che tu sei uno spirito,

Ma sei nata per esser ancora

Mortale, e tu devi andare

Sulla Terra a far da maestra

A donne e uomini che avranno

Volontà di imparare alla tua scuola

Che di sortilegio sarà fatta.

Non devi essere come la figlia di Caino

Né della razza di coloro che son divenuti,

A causa dei maltrattamenti, scellerati e infami;

Come Giudei e Zingari,

Tutti ladri e briganti,

Tu non verrai...

E tu sarai la prima delle streghe,

La prima d’esse al mondo conosciuta.

Insegnerai l’arte d’avvelenare

I signori nei loro palazzi,

Di legare lo spirito dell’oppressore.

E dove incontrerai un contadino avaro

Insegnerai alle streghe tue discepole

Come rovinare il suo raccolto

Con tempesta, folgore e baleno,

Con grandine e con vento.

Quando un prete t’arrecherà danno

Con le sue benedizioni,

Danno doppio tu gli renderai

Nel mio nome, Diana

Regina delle streghe...

Quando nobili e preti vi diranno:

Dovete credere nel Padre, nel Figlio,e in Maria, rispondetegli sempre:

Il vostro Dio Padre, suo Figlio e Maria

Sono tre diavoli.

Il vero Dio Padre non è il vostro;

Ed io sono venuta

A distruggere i malvagi,

E li distruggerò.

Voi poveri patite anche la fame,

E lavorate duramente e spesso

Subite la prigione;

Ma possedete un’ anima

Di gran lunga più buona

E nell’Altro Mondo conoscerete la gioia;

Ma il tormento attende chi vi fece torto!

Or quando Aradia ebbe appreso le pratiche della stregoneria e come con esse distruggere la malvagia razza degli oppressori, ella impartì tali conoscenze alle sue discepole, e disse loro:
Quando io avrò lasciato questo mondo,

Di qualsiasi cosa abbisognate,

Una volta al mese,

Quando la Luna è piena,

Venite in un luogo deserto,

Nella selva, tutte insieme,

E adorate lo spirito possente

Di mia madre Diana; e colei che voglia

Apprendere la stregoneria,e ancora non abbia

Penetrato d’essa i più profondi segreti,

Mia madre gliel’insegnerà; i segreti

Di tutte le cose ancora sconosciute.

E cosi dalla schiavitù sarete liberi:

Liberi in ogni cosa voi sarete!

E in segno di tale libertà

Nudi vi mostrerete, uomini e donne.

E questo fino a quando

L’ultimo degli oppressori non sia morto.

E celebrerete il rito

Del cero di Benevento,

Estinguendo le luci;

Quindi appronterete

Una cena in tal guisa.

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